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Domenica, 15 Settembre 2019 ore 11:46
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UISP, UN MILIONE DI RACCONTI

Annita ha centouno anni, ne ha molte da raccontare. Se provate a saperne di più vi dirà che la sua vita è cambiata da quando ha incontrato l'Uisp, della quale è ancora dirigente. Vi dirà che l'Uisp non fa miracoli ma "aiuta ad invecchiare bene".
Di racconti come questi ce n'è un milione, una storia collettiva da brividi. Questa è l'Uisp: dentro ci sono storie di sport di chi non si tira indietro, di chi si misura con le sue contraddizioni e con quelle del suo corpo e scava a mani nude, e viaggia col desiderio di conoscere e di scoprirsi. Ce la farò? Alla mia età è giusto mettersi in tuta da ginnastica? E' già dura guadagnarsi da vivere, avrò tempo per gli allenamenti? Verrò accettata in squadra anche se non parlo bene l'italiano? E se il canestro è troppo, troppo alto per me?
Siamo proprio in tanti e queste sono le nostre facce, senza l'equivoco di regole di gioco scritte soltanto per i fenomeni. E alla fine, se ne impari a conoscere un po' di questi racconti di sport e incominci a metterli in fila, scopri che non potrebbero stare che lì, nell'Uisp.
E scopri che lo sport è bello, pulito e ruvido come un pomeriggio passato in un campetto in periferia o al di là di un muro. E il racconto di ognuno può prendere tante strade e dà forma ad un racconto collettivo.
Carlo fa l'arbitro di calcio, ha imparato a Rebibbia grazie ad un corso Uisp, in un momento non facile della sua vita. Oggi è fuori, ci ha preso gusto e viene considerato un ottimo fischietto. Ousein viene dal Senegal, è arrivato a Genova molti anni fa, ha incontrato l'Uisp e la sua è una storia significativa di come lo sportpertutti sia concretamente uno strumento di relazione e inclusione. Oggi è un istruttore e un dirigente Uisp e ha un sogno: realizzare un progetto di sport e solidarietà tra l'Italia e il suo Paese. Nedzed è riuscito a realizzare il proprio sogno: ai Mondiali antirazzisti ha fatto giocare una squadra con i ragazzi della sua terra, la Bosnia-Herzegovina, per anni dilaniata dalla guerra: "Dopo la nascita dei miei figli, questo è stato il più bel giorno della mia vita".
Poi c'è Piero, torinese di origine siciliana, terzino della InGenio, una delle squadre di Matti per il calcio Uisp: "Mi piaceva potermi muovere di nuovo e stare insieme agli altri. Perchè la malattia mentale fa essere molto soli: spariscono tutti". C'è Barbara che in questi anni ha lottato insieme a Peace Games Uisp per vedere in piedi l'asilo di Shu' Fat, campo profughi di Gerusalemme. E con lei Maria, che l'accompagna con lo sguardo...
C'è la signora Franca che da quarant'anni non si perde un'edizione di "Corri per il verde" a Roma e con lo sport ha sconfitto il male.

Lo sport ha mille facce, anzi un milione, e all'Uisp ognuno può essere protagonista senza paura di rimanere indietro. E ognuno scrive il suo nome: guardate bene il manifesto che abbiamo scelto per questo 2009 di sportpertutti. Dentro ci leggerete i nomi di tutti e i nostri valori, sempre uguali e sempre diversi, perché la società cambia e noi con essa: diritti, ambiente, solidarietà, salute. Abbiamo festeggiato di recente il nostro sessantesimo compleanno e abbiamo lanciato una scommessa: passeremo i prossimi sessanta a combattere la solitudine! Da soli non si può.

Racconti di periferia, dirà qualcuno. Non è così: lo sport non ha un centro, ne ha tanti e le periferie non esistono. E sì, perchè nell'Uisp c'è anche Daniele Masala, pluricampione olimpico di pentathlon moderno, che da quattro anni è presidente regionale Uisp e da allora ha incominciato a scrivere una storia diversa di sport. E puoi incontrare anche la vitalità ancora acerba di Vanessa Ferrari, sul podio più alto dei Campionati Uisp di ginnastica artistica che, qualche anno dopo, ritrovi sulla vetta del mondo.
Lo sport, il sistema sportivo, ha tanti centri, ognuno abitato da chi si dà da fare: lo sport è là. C'è la società sportiva che gestisce la piscina di Scampa a Napoli e quella che allena i ragazzi su un terreno confiscato alla mafia. Ci sono protocolli d'intesa con molti Parchi italiani perché lì nascano occasioni di sport e di ambiente, col Ministero della salute perché si affermino stili di vita attivi soprattutto nei giovani, col Ministero della giustizia perché anche oltre i muri lo sport può servire a ricreare speranza e futuro. E c'è la collaborazione col territorio, con i Sindaci, le Province e le Regioni: una rete dal basso che ogni giorno si dà l'obiettivo del diritto allo sport per tutti i cittadini, nonostante difficoltà di ogni tipo. E contribuisce a costruire un'idea di welfare vicina ai bisogni di tutti.
C'è bisogno che il sistema sportivo italiano cambi e riconosca con coerenza anche questo modo di fare sport. Lo ha chiesto a chiare lettere anche il recente Libro Bianco della Commissione Europea: valorizzare il ruolo sociale dello sport.
Un milione di racconti stanno a testimoniarlo. E cresceremo ancora con molti nuovi iscritti e aggiungeremo nuovi racconti: sei pronto?

(dal sito www.uisp.it ) 

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